L’acqua contro la calcolosi

Dieta e calcoli renali

Per certi versi, il ruolo della dieta nella comparsa dei calcoli renali non è ancora stato pienamente chiarito. Quel che è certo, è che nessun tipo di calcolosi può essere ricondotto unicamente ad un’alimentazione scorretta. Il più delle volte, infatti, alla base del problema esiste una predisposizione di ordine genetico, o comunque una malattia od un disturbo predisponente. Anche per questo motivo non può esistere una dieta precisa ed universale per impedire la formazione dei calcoli renali.

Consigli per evitare la calcolosi

Un’unica raccomandazione trova consenso unanime da parte di medici e ricercatori: per contrastare la formazione di calcoli renali è fondamentale mantenere idratato l’organismo assumendo le giuste quantità di liquidi con la dieta. Così facendo, infatti, le sostanze presenti nelle urine vengono maggiormente diluite, per cui minori sono le possibilità che precipitino e si aggreghino.

Naturalmente è importante non esagerare: l’apporto idrico dev’essere sempre proporzionato al tenore dell’alimentazione e all’attività fisica, e mai esagerato (oltre al rischio di squilibri idro-elettrolitici, il conseguente iper-lavoro di filtrazione renale potrebbe danneggiare la funzionalità dei reni in individui predisposti).

Il trattamento a base di acque oligominerali (trattamento idropinico) non può essere quindi protratto troppo a lungo o condotto con eccessiva leggerezza senza il preventivo consenso medico.

Le giuste quantità di acqua da assumere

In genere, si consiglia un consumo di acqua pari a circa 2/3 litri al giorno, in modo che il volume urinario sia di 2 litri nell’arco delle 24 ore.

Spesso, in presenza dei calcoli renali si consiglia di preferire l’acqua alle altre bevande, scegliendo preferibilmente acque oligominerali e minimamente mineralizzate, in modo da contenere l’apporto di sodio e calcio, il cui aumento nelle urine può favorire la formazione di calcoli. Caffè, e succhi di frutta sono alimenti ricchi di ossalati, per cui il loro consumo andrebbe limitato sopratutto in presenza di calcoli da ossalato di calcio.

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Questo articolo ha solo scopo informativo e non ha valore medico, si consiglia la visita con un esperto per valutare le proprie abitudini alimentari

 

L’acqua ozonizzata per il benessere del tuo intestino

La microfibra intestinale costituisce un ecosistema complesso il cui equilibrio è mantenuto dai rapporti tra le varie componenti del sistema. La flora batterica intestinale è la prima valida barriera dell’organismo contro il rischio di insorgenza di infezioni. Produce infatti diversi antibiotici naturali, le vitamine K e B12 e interviene nei processi metabolici dell’organismo.

Alterazioni quantitative e/o qualitative di questo assetto determinano il fenomeno della disbiosi intestinale, che ha come conseguenza un aumentato tasso di tossine in circolo e in tutti i settori dell’organismo, con progressivo danno a carico di tutti i principali organi.

Fattori che possono portare alla disbiosi

  • Alimentazione scorretta, specie se ricca di carni, grassi e zuccheri raffinati
  • Intolleranze alimentari
  • Trattamenti antibiotici prolungati
  • Contaminazioni alimentari da fertilizzanti e conservanti
  • Eccesso di fumo e alcol, abuso di lassativi e tranquillanti
  • Mancanza di attività fisica
  • Rallentamento della peristalsi intestinale (distensione delle viscere che scatena una contrazione della muscolatura liscia)
  • Stress e attività lavorative frenetiche

L’acqua ozonizzata coadiuva il trasporto di ossigeno alla mucosa intestinale riequilibrando le funzioni del colon e rafforzando le difese immunitarie dell’organismo. L’acqua ozonizzata favorisce i processi detossificanti, in quanto aiuta la rimozione dall’intestino dei residui tossici alimentari.

Si consiglia di bere 4 bicchieri di acqua ozonizzata al giorno a digiuno e di aumentare gradualmente l’assunzione giornaliera di fibre con alimenti naturali (frutta e verdura) fino a circa 30/40 g al giorno.

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Questo articolo ha solo scopo informativo e non ha valore medico, si consiglia la visita con un esperto per valutare le proprie abitudini alimentari